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Il corpo è da sempre un elemento fondamentale per qualsiasi forma di espressione artistica, sia quando lo troviamo raffigurato su una tela o su un marmo, sia quando, attraverso il movimento, si fa forma ed emozione, brivido e linguaggio. Quello che proponiamo come compagnia Arpa del Diavolo è una fusione tra musica, marzialità e recitazione in cui il corpo esegue una danza coreografata, diventando parte di un unico spettacolo che lentamente si sviluppa attorno allo spettatore. Come  la Pirrica o “danza rossa” spartana, applichiamo le capacità acquisite nella pratica del combattimento con armi e corpo a corpo al teatro della nostra danza, avvalendoci spesso di collaboratori esperti in quei settori da noi non approfonditi, come la scenografia o la danza contemporanea, per creare una concreta sinergia tra i diversi aspetti del movimento corporeo e lo spazio circostante. E’ nella libertà di espressione che nasce l’arte, ma dalla libertà dell’anima nascono la passione e il fuoco che spingono oltre il limite la comprensione, forzando il pensiero a sperimentare l’abbraccio del movimento. In questa visione l’arte marziale perde il suo valore di violenza, rimanendo parte virile di un intreccio antico tra combattimento e poesia dove l’uomo ritrova il proprio cammino che dal passato conduce al domani, tramite l’unico momento che valga la pena sognare. Il presente.

 

La “Danza Rossa”o Pirrica ( Da Wikipedia, l'enciclopedia libera )

La pirrica è una danza di guerra in armi di origine greca detta anche ballo con armatura. Essa ebbe il più grande sviluppo nella città di Lacedemone (Sparta), capitale della Laconia. Probabilmente derivata dai riti organizzati per celebrare le vittorie di guerra, veniva eseguita da giovani, sia individualmente che in gruppo, con armi e armature, che simulavano le posizioni di attacco e di difesa, accompagnati dalla musica del flauto. Questa danza aveva però anche lo scopo di esercitare i combattenti aumentandone l'agilità prima della battaglia stessa in cui dovevano confrontarsi con il nemico. Il capo dei guerrieri era infatti anche il capo dei danzatori.
Più tardi divenne una pantomima di imitazione del combattimento, più vicina a una forma di spettacolo. Platone nelle Leggi descrive questa danza come una mimica guerriera che rappresenta i differenti momenti del combattimento; iniziava con alcune parate eseguite sia tornando in dietro lateralmente, sia indietreggiando, sia saltando, sia abbassandosi. Era eseguita sia da danzatori singoli, sia da due danzatori che si opponevano l'uno all'altro, sia in gruppo numeroso. In questa forma si trattava di una danza schermata, o meglio, di una scherma organizzata coreuticamente che portava l’arte del combattimento nelle feste spartane dei Dioscuri e in altre feste come le Gimnopedie e le Grandi e Piccole Panatenaiche. Ci sono molte fonti per l'attribuzione del nome tuttavia la più seguita dagli storici è quella di Louis Séchan, che ne fa derivare il nome dall'aggettivo πυρρός, rosso, che è poi il colore delle tuniche dei danzatori. La pirrica sarebbe allora la "danza rossa", ovvero la danza dei guerrieri il cui costume è caratterizzato - fin dalla più lontana antichità e presso i popoli più disparati - dal colore vermiglio del sangue

 

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